
Ispirato agli insegnamenti del Dr. W. Robert Godfrey (Ligonier Ministries)
«La preghiera cambia le cose?» Questa domanda, apparentemente semplice, tocca il nervo scoperto della teologia pratica di ogni credente. Spesso, quando si affronta il tema della preghiera, si rischia di scivolare in due estremi: da un lato, un senso di colpa per non pregare “abbastanza”; dall’altro, un sottile razionalismo che, in nome della sovranità di Dio, svuota la preghiera di ogni reale efficacia.
In un recente e prezioso insegnamento, (vedi il video originale cliccando qui) il Dr. W. Robert Godfrey, presidente emerito del Westminster Seminary California e docente di Ligonier Ministries, ha affrontato questo cruciale interrogativo. La sua risposta, radicata nella più sana tradizione riformata, non è un secco “sì” o “no”, ma un invito profondo a comprendere come la preghiera operi all’interno del decreto sovrano e amorevole di Dio.
Il Falso Dilemma: Sovranità Divina vs. Efficacia della Preghiera
Un’obiezione ricorrente contro la teologia riformata sostiene che, se Dio è assolutamente sovrano e il Suo decreto è immutabile, la preghiera umana sia un’attività superflua. Se Dio ha già stabilito ciò che accadrà, perché dovremmo pregare? Come osserva Godfrey con la sua tipica ironia, con la stessa logica si potrebbe affermare che, se Dio è sovrano, non abbiamo nemmeno bisogno di mangiare.
Tuttavia, la Scrittura e la teologia riformata ci insegnano che Dio non solo stabilisce i fini, ma stabilisce anche i mezzi attraverso i quali quei fini saranno raggiunti. La Confessione di Fede di Westminster (Capitolo 5, Della Provvidenza) afferma che Dio «sostiene, dirige, dispone e governa tutte le creature, tutte le azioni e tutte le cose», ma lo fa ordinando la realtà in modo tale che la «natura delle cause seconde» (le nostre azioni, le nostre preghiere) sia preservata e operante.
Pregare non significa informare Dio di qualcosa che ignora, né tantomeno cercare di manipolarLo o cambiarGli la mente. Come scrisse magistralmente Giovanni Calvino nelle Istituzioni della Religione Cristiana (III.20.2): «La preghiera non è destinata a informare Dio di ciò che non sa, o a sollecitarlo a fare ciò che non vuole, ma a esercitare la nostra fede e a ricordarci di ricorrere a Lui in ogni necessità». La preghiera è il mezzo ordinato da Dio per unirci al Suo proposito.
Comunione Personale, non Meccanica Superstizione
Un punto cruciale sollevato da Godfrey è la natura personale della preghiera. Egli critica giustamente la rappresentazione superstiziosa, spesso visibile nei film, di una persona che accende una candela in una chiesa e se ne va, lasciando che la “preghiera” bruci al suo posto. Questa è l’antitesi della preghiera biblica.
La preghiera non è un oggetto fisico o un’azione meccanica che produce un risultato automatico (prega per X ore, ottieni Y). È, invece, il mezzo di grazia attraverso il quale il Dio personale entra in contatto intimo con il Suo popolo. Come nota il teologo riformato Herman Bavinck nella sua Dogmatica Riformata, la preghiera non è un’opera mediante la quale l’uomo contribuisce al governo del mondo, ma è il mezzo attraverso cui Dio ci conforma alla Sua volontà e ci rende partecipi delle Sue benedizioni. È un dialogo “cuore a cuore, mente a mente” con il nostro Padre celeste.
Pregare le Promesse di Dio: L’Esempio di Elia e di Cristo
Per comprendere come la preghiera “cambi le cose”, Godfrey ci guida attraverso due potenti esempi biblici: Elia e Gesù Cristo.
In Giacomo 5:16-18 (NR2006) leggiamo: «La preghiera del giusto ha una grande efficacia. Elia era un uomo soggetto alle nostre stesse passioni; pregò insistentemente che non piovesse, e non piovve sulla terra per tre anni e sei mesi. Poi pregò di nuovo e il cielo diede pioggia e la terra produsse il suo frutto». A prima vista, sembra che la preghiera di Elia abbia “cambiato” il meteo. Ma il contesto di 1 Re 17-18 rivela una verità più profonda: la sfida sul Monte Carmelo non riguardava la meteorologia, ma l’identità di Dio. Acab e Gezabele avevano profanato il nome del Signore, introducendo l’adorazione di Baal. La siccità e la successiva pioggia non erano capricci divini, ma il mezzo attraverso cui Dio stava santificando il Suo nome davanti a Israele. Elia pregava affinché la promessa di giudizio e di restaurazione di Dio si compisse, affinché il popolo gridasse: «L’Eterno, Egli è Dio!» (1 Re 18:39).
Questo ci porta direttamente al cuore del Padre Nostro. Godfrey fa notare un’osservazione illuminante: tutte le petizioni del Padre Nostro sono cose che Dio ha già promesso di fare. Dio manterrà santo il Suo nome? Assolutamente. Il Suo regno verrà? Certamente. La Sua volontà sarà fatta? Senza dubbio. Allora perché pregare: «Sia santificato il tuo nome» (Matteo 6:9)? Perché Dio, nella Sua sovranità amorevole, desidera che noi meditiamo su queste promesse e partecipiamo alla gioia della loro realizzazione. Non preghiamo per convincere un Dio riluttante, ma per allineare i nostri cuori al Suo decreto, entrando in comunione con Lui mentre Egli compie ciò che ha stabilito.
Lo vediamo perfettamente nella Preghiera Sacerdotale di Gesù in Giovanni 17. Gesù prega: «Padre, glorifica il tuo Figlio» (v. 1) e «Padre, custodisci nel tuo nome quelli che tu mi hai dati» (v. 11). Era forse incerto che il Padre avrebbe glorificato il Figlio o custodito gli eletti? No. Gesù prega le promesse del Padre per dimostrare la perfetta comunione di volontà e per insegnarci a fare lo stesso: rivendicare con fede le promesse di Dio.
L’Onestà del Lamento e la Sottomissione alla Volontà Divina
Ma cosa dire delle preghiere per cose non esplicitamente promesse? La Scrittura ci incoraggia a versare il nostro cuore davanti a Dio. Godfrey cita il Salmo 39, un salmo di lamento in cui il salmista, sotto il peso della disciplina divina, arriva a dire: «Distogli lo sguardo da me, affinché io sorrida di nuovo, prima che io parta e non sia più» (Salmo 39:13, NR2006).
Non c’è “labbro superiore rigido” nella Bibbia. Dio ci invita all’onestà radicale. Possiamo presentargli le nostre richieste più profonde, anche quelle che sembrano in contrasto con la Sua volontà rivelata, proprio come fece Gesù nel Getsemani: «Padre mio, se è possibile, passi oltre da me questo calice; ma pure, non come voglio io, ma come vuoi tu» (Matteo 26:39, NR2006).
La preghiera biblica ci dà il permesso di esporre i nostri desideri più intimi, ma ci porta sempre a concludere con la sottomissione fiduciosa: “Sia fatta la tua volontà”. Sappiamo di non essere abbastanza saggi per governare l’universo o la nostra stessa vita. Affidandoci a Dio, riconosciamo che Egli ci darà ciò di cui abbiamo veramente bisogno, anche quando differisce da ciò che vogliamo.
Conclusione: Un Popolo che Prega
La sintesi dell’insegnamento di W. Robert Godfrey ci offre un conforto profondo e una sfida pastorale. La preghiera cambia le cose? Sì. Cambia il mondo perché Dio ha scelto di usare le preghiere del Suo popolo come mezzo per compiere i Suoi decreti. Ma, ancor prima, la preghiera cambia noi. Ci trasforma, ci umilia, ci consola e ci lega più strettamente al nostro Padre celeste.
Come discepoli di Cristo che amano la sovranità di Dio, siamo chiamati a rifiutare sia il razionalismo freddo che ignora la preghiera, sia il sentimentalismo superstizioso che la fraintende. Siamo chiamati a essere un popolo che prega con fervore, pregando le promesse di Dio, santificando il Suo nome e riposando nella certezza che Colui che governa le stelle governa anche le nostre vite con amore sovrano.
“Non siate in ansietà per nulla, ma in ogni cosa fate conoscere le vostre richieste a Dio in preghiera e supplica con ringraziamento. E la pace di Dio, che supera ogni intelligenza, custodirà i vostri cuori e i vostri pensieri in Cristo Gesù.” (Filippesi 4:6-7, NR2006)
Nota bibliografica e di attribuzione:
Questo articolo è una sintesi teologica e un’elaborazione originale basata sui concetti esposti dal Dr. W. Robert Godfrey nel suo insegnamento “Does Prayer Change Things?” (Ligonier Ministries, Crucial Questions). I riferimenti biblici sono tratti dalla versione Nuova Riveduta 2006. Le citazioni teologiche fanno riferimento a Giovanni Calvino (Istituzione della Religione Cristiana), Herman Bavinck (Dogmatica Riformata) e alla Confessione di Fede di Westminster (1647).